Al via la B femminile, parla coach Adamoli

07 ottobre 2022

Intervista alla capo allenatrice delle arancionere: “stimolante e impegnativo puntare sulle giovani. L’emozione? Quella c’è sempre”.

Inizia domani a Rieti la sesta stagione agonistica nella breve, ma già intensa, storia di Elite Basket Roma. Ad aprire le danze sono le ragazze della serie B femminile, impegnate all’esordio contro le Ants Viterbo nella partita inaugurale dell’Open Day organizzato dalla Fip Lazio nel PalaSojourner del capoluogo sabino. A poche ore dalla prima palla a due ne abbiamo parlato con coach Angela Adamoli, da quest’anno in panchina insieme a Enrico Gilardi.
 
La scelta della società di puntare sulle giovanissime quest’anno è ancora più netta e definita. Quali sono secondo te, sul campo, i vantaggi e gli svantaggi di questa situazione?
È una scelta stimolante e impegnativa, ma che dà anche tantissime responsabilità. Il che vuol dire niente superficialità e attenzione a tutti i dettagli  cercando di dare alle ragazze il massimo di informazioni possibile, perché è proprio questo il momento in cui acquisiscono le loro conoscenze. Tra i vantaggi metto sicuramente l’entusiasmo che la giovane età porta naturalmente e tra gli svantaggi ovviamente l’inesperienza. Ma il tutto va ricondotto all’obiettivo: è evidente che se si sceglie di puntare sulle giovani, la discriminante non è il risultato sul tabellone. Ci si può aspettare in teoria esiti altalenanti, soprattutto nelle prime partite, e magari una partenza di campionato di un certo tipo, ma io comunque non voglio mettere limiti a giocatrici che hanno davanti a loro tante pagine bianche da riempire con cose magari importanti.

Sono due i volti nuovi della squadra: Danika Galea e Lara Sahin. Ce le vuoi presentare in poche parole?
Danika è una 2005, viene da Malta e anche se non gioca a basket da molti anni ha delle prospettive davvero interessanti. Ha buoni piedi, buone mani, visione di gioco e una struttura fisica di livello. Il futuro, insomma, lo ha nelle sue mani. In più è una ragazza con tanta voglia di lavorare e di arrivare, ed è un complemento perfetto per il nostro gruppo. Quanto a Lara, è una 2007 dalle grandissime potenzialità che ha già avuto un’esperienza in Nazionale under 15. Ovviamente deve ancora imparare tanto, ma ha già un buonissimo tiro e grande capacità di lettura del gioco, oltre a una bella propensione a giocare di squadra. Con entrambe andiamo ad arricchire la nostra rosa di giovani giocatrici di talento (la più ‘vecchia’ è una 2000…), tutte in prospettiva in grado di diventare giocatrici di basket importanti. È un gruppo che mi piace e mi diverte allenare ogni giorno perché ‘risponde’, ha voglia di imparare, ha l’attitudine giusta, opinione pienamente condivisa da tutto lo staff di preparatori e allenatori.

Dopo parecchi anni torni sulla panchina di un campionato senior. È un’emozione particolare per te?
Sì, perché l’emozione fa parte del mio modo di vivere il mio ruolo, mi emoziono ancora e sempre. Tanto più che andiamo ad affrontare un campionato il cui livello è decisamente aumentato rispetto alla mia ultima esperienza, già in precampionato ho visto tante squadre pronte e preparate sotto ogni punto di vista. Da appassionata di basket femminile sono curiosa di vedere che risposte daranno durante il campionato perché quello che ho visto finora in campo e in panchina, peraltro con tante capo allenatrici, mi spinge a essere ottimista sul futuro del movimento. È tutto il contorno, a partire dalla visibilità, che invece mi preoccupa…

Cosa ti aspetti realisticamente da questa stagione di serie B, quale obiettivo ti sei data?
Mi attendo divertimento, condivisione, spirito di squadra, gioie, sorrisi, pianti, delusioni: la vita, insomma. E più in generale mi aspetto una crescita del gruppo, ma non solo e non tanto in campo. Per me è una specie di utopia personale quella di vedere delle giovani donne crescere nella consapevolezza di quello che sono, di quello che possono essere, di quello che possono diventare. Voglio vedere sicurezza nei propri mezzi, voglia di essere protagoniste, ma anche serenità e voglia di divertirsi. E soprattutto che arrivino a rendersi conto che la pallacanestro rappresenta un mezzo per affrontare la vita in un modo migliore. D’altronde, se non si sogna e non si pensa in grande non ha molto senso fare tanti sacrifici come quello di andare tutti i giorni a sudare e faticare in palestra.

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