“Elite per me è l’ambiente ideale”

10 febbraio 2022

Intervista ad Angela Adamoli: “la scelta migliore nel mio percorso nei club”

Angela Adamoli la conoscono tutti nel piccolo mondo del basket. Per i suoi successi prima da atleta e poi da coach (l’unico che abbia mai portato un titolo mondiale in Italia, è sempre giusto ricordarlo), certo, ma soprattutto perché ha un pregio niente affatto comune in persone di successo: una grande umiltà, accoppiata a una disponibilità e a una empatia fuori dal comune nei confronti del prossimo. Sono queste sue caratteristiche, tutte insieme, che hanno convinto Elite Basket Roma a puntare fortissimo su di lei per fare un ulteriore, decisivo, step nel suo percorso di sviluppo. Al suo secondo anno in società, è arrivato il momento di fare con lei un primo bilancio di questa sua nuova esperienza…
 
Dopo l’esperienza necessariamente part-time dell’Atg e la stagione “spuria” dello scorso anno sei tornata in panchina da allenatrice capo in ben quattro campionati. Che effetto ti fa?
 
Premesso che adoro stare in campo e allenare le ragazze, ora mi occupo di gruppi che vanno dal 2006 al 2010 e devo dire che mi danno grandissima soddisfazione. Anzi, di più: alimentano ogni giorno la mia passione per questo sport. Vedere i loro occhi, la loro voglia di imparare e di migliorare, ma anche di arrabbiarsi quando le cose non riescono, è veramente un’emozione incredibile.
 
Che differenza c’è tra l’allenare giocatrici professioniste giocando davanti a migliaia di persone e giovani promesse davanti a pochi intimi? La motivazione è la stessa?
 
Allenare le professioniste vuol dire partecipare alla consapevolezza dell’importanza di ogni dettaglio per arrivare al risultato, ma per quanto mi riguarda in campo ci metto la stessa passione e la stessa motivazione perché è sì il mio lavoro ma è anche ciò che mi piace fare. Dopo di che è evidente che a una ragazza del 2010 devo trasmettere la mia professionalità e l’importanza di determinati dettagli, mentre a una professionista la mia passione e il fatto di essere a sua disposizione per raggiungere un traguardo in più, ovvero qualcosa che va oltre l’ordinario.
 
È la tua seconda stagione in Elite. Chiederti come ti trovi sarebbe banale, ma non lo è domandarti se ci trovi qualcosa di differente rispetto alle tue tante esperienze, del passato e attuali…
 
È stata la decisione migliore che io abbia mai preso nel mio percorso nei club. Ho trovato un ambiente propositivo e pronto a capire che non basta fare cose ordinarie, bisogna puntare allo straordinario. Elite è una società consapevole del fatto che è l’atleta che bisogna mettere al centro dell’attenzione: per una come me che crede nei rapporti umani e nel dare a tutti gli stessi stimoli e le stesse possibilità è veramente l’ambiente ideale, con in più un’organizzazione che cresce giorno dopo giorno perché sa dove vuole arrivare e conosce l’importanza dei dettagli (basti pensare alla costruzione del secondo campo e alla crescita costante della struttura logistica). Qui il primo obiettivo non è costruire campioni, ma aiutare i ragazzi a diventare adulti attraverso la pallacanestro, e questo mi piace molto.
 
Per finire, la stessa domanda fatta ad Angelo Gigli, anche se nel femminile la concorrenza è decisamente minore: perché una ragazza che gioca o vorrebbe giocare a basket dovrebbe preferire Colle La Salle?
 
Perché è il posto giusto per chi non vuole accontentarsi. Suggerisco di leggere tra le righe di uno dei nostri hashtag, #ioprotagonistadinoi, per scoprire che il nostro obiettivo è cucire addosso a ogni atleta – ragazza o ragazzo che sia – un vestito su misura, quello che lo fa sentire a suo agio, sicuro di se stesso. Chi verrà troverà un ambiente molto inclusivo e professionale, ma sempre con quel pizzico di leggerezza propria di chi fa sport.
 
 
 

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