La bella favola dell’under 13 maschile, poche settimane per diventare una vera squadra

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Cosa porta un appassionato ad amare visceralmente l’oggetto della sua passione, che duri da qualche minuto oppure da decenni? La gioia  che ti regala, naturalmente. Ma anche e soprattutto la meraviglia nel vedere un gesto oppure un movimento. Se parliamo di pallacanestro, come nel nostro caso, la gioia e la meraviglia ti sorprendono, ad esempio,  quando vedi un’azione fatta bene o magari sorprendente. Pensiamo, che so, al tiro da 8 metri del centro o al piccolo play che riesce a prendersi uno sfondamento dall’ala che arriva in corsa come un treno. Occorre, insomma, che sia qualcosa di nuovo, di inusuale, di non abitudinario. Beh, non accade proprio spesso. Anzi, tutt’altro. Ma per fortuna accade. A me è (ri)accaduto domenica scorsa: al Pala Colle c’era Elite-Uisp XVIII, under 13 maschile, e confesso che non sapevo neanche quanto valesse la partita. Nel senso che ignoravo la posizione in classifica dei nostri avversari, mentre della nostra squadra ricordavo solo di aver visto una paio di spezzoni a inizio anno concludendo, tra me e me, “ma perché diavolo hanno fatto il campionato élite questi qua? Bah”. In effetti avevo visto in campo ragazzi diciamo volenterosi. Ecco, sì, l’aggettivo giusto è “volenterosi”. Il basket è altra roba, ma la volontà – badate bene – è importante. E poi lo sport fa bene: ti allontana dalla strada, si diceva un tempo, mentre oggi ti allontana almeno per un paio d’ore dal cellulare. E fa bene al fisico, naturalmente. Quindi, bravi tutti: ragazzi, genitori e allenatori. Ciò premesso, ho cominciato a guardare la partita (io d’altronde guardo tutto se si parla di basket, pure una partita tra amici al campetto o lo spareggio salvezza del campionato filippino…) e ho notato con sorpresa che il punteggio – anche se basso – si manteneva in equilibrio (“pure questi della Uisp saranno scarsi”, mi dicevo). Strano, guardiamo un po’ meglio. Beh, quel playmakerino là non è proprio niente male, quel Lorenzo fratello di Sarah, d’altronde avevo già notato che era bravino. Peccato che debba giocare quasi  da solo, però è migliorato. E pure tanto, ammazza quanto. Accidenti. Guardatevi un suo canestro (https://www.youtube.com/watch?v=1HvYwDwrOKI), dice tutto. Vale la pena concentrarsi, mi sono detto. Ma quel piccoletto, quel 4, ma che tiro ha messo dai 4 metri? Movimento praticamente perfetto dall’angolo, ciuff. E quel 22 che parte in contropiede tutto campo e che segna con un movimento simil “eurostep”? Mah, saranno nuovi. Eppure, a guardarli bene mi sembrano sempre gli stessi che avevo visto a inizio anno. E quest’altro che ha appena segnato, ah questo me lo ricordo bene, non sa tenere manco la palla in ma…Ciuff. E come difendono. Nel senso che difendono come si difende a basket. Ma è impossibile, due mesi fa stavano quattro in un angolo e l’altro nella metà campo opposta. Mi do i pizzicotti, ma è tutto vero. Tanto che sì, la partita la perdono alla fine. Ma proprio alla fine, negli ultimissimi minuti. E solo perché gli avversari erano più alti e più grossi e soprattutto a quell’età conta tanto, tantissimo. Ma io li voglio ringraziare e abbracciare tutti, dal primo all’ultimo. Perché mi hanno regalato gioia e meraviglia. E grazie soprattutto ad Andrea Isacchini, Costanza Di Dato e Umberto Consalvo, che in poche settimane hanno saputo trasformare un gruppo di ragazzi “smarriti” in una vera, bella, trascinante squadra di basket. Onore al merito. Se avessi un figlio maschio lo porterei a imparare basket da voi. Giuro.

Angelo Moretti

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